Politerapie

Politerapia: ci sono alternative?

Con il termine politerapia si intende l’assunzione contemporanea di più farmaci per trattare diverse patologie in un singolo paziente. È comune negli anziani e nei soggetti con multimorbilità, ma può comportare rischi come interazioni farmacologiche, effetti collaterali, scarsa aderenza alla terapia ed errori nell’assunzione. In alcuni casi, esistono alternative come l’ablazione per le aritmie, che possono ridurre la dipendenza dai farmaci.

Perchè è diffusa la politerapia?

Negli ultimi 30-40 anni, la riduzione della mortalità da un lato insieme all’aumento dell’aspettativa di vita dall’altro hanno portato ad un incremento sostanziale del numero di persone che nel corso della loro esistenza tendono ad accumulare più patologie croniche. Quando queste patologie non sono direttamente collegate tra di loro si parla di multimorbilità invece quando i disturbi sono dipendenti tra di loro si parla di comorbilità.

Per gli over 65 la prevalenza di multimorbilità è maggiore: questo fenomeno, in aumento, si sta riscontrando negli ultimi decenni anche tra le popolazioni dei paesi a basso e medio reddito. L’impatto negativo della multimorbilità sull’efficienza di un individuo, e sui costi sanitari conseguenti, è maggiore di quanto ci si aspetterebbe dalla somma degli effetti delle singole malattie croniche.

La presenza nello stesso paziente di più patologie conduce inevitabilmente alla somministrazione di molteplici farmaci. Infatti, gli anziani di entrambi i sessi sono esposti a un numero medio di 9,7 principi attivi diversi.
Quando il loro numero è elevato, si parla di politerapia, che può costituire di per sé stessa un problema. Infatti, si possono manifestare interazioni tra farmaci, effetti collaterale, scarsa aderenza alla terapia, errori nella assunzione, eccetera.

Un caso di politerapia

Una mattina la signora Maria viene portata in pronto soccorso dalla sua vicina di casa in quanto accusava vertigini e palpitazioni. Dall’anamnesi si viene a conoscenza che soffre di fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca, e che quello è il suo terzo ricovero negli ultimi 6 mesi, in seguito ad uno scarso controllo della fibrillazione atriale. Purtroppo, la signora non segue quotidianamente quanto prescritto, ma, grazie al ripristino della terapia antiaritmica, si ottiene il recupero della normale frequenza cardiaca. La signora viene dimessa il giorno successivo. Sfortunatamente due giorni dopo essere tornata a casa, la signora viene di nuovo portata in pronto soccorso per un episodio di perdita di coscienza dopo aver assunto per sbaglio una doppia dose di farmaco. Ricoverata in terapia intensiva, viene sottoposta a monitoraggio cardiaco e, recuperato il ritmo cardiaco normale, viene trasferita nel reparto di medicina.

E in caso di fibrillazione atriale?

Politerapie

Nel caso delle aritmie i farmaci antiaritmici rappresentano un’arma i cui rapporti rischio/beneficio devono essere ben valutati. Il mantenimento a lungo termine del ritmo sinusale mediante profilassi farmacologica in pazienti affetti da fibrillazione atriale, ad esempio, non supera il 20-30%.
Per tale motivo le linee guida consigliano di preferire un approccio ablativo nella maggior parte delle aritmie. L’ablazione della fibrillazione atriale parossisitica, ad esempio, è risolutiva in una percentiuale del 70-80% consentendo al paziente di svincolarsi dalla terapia farmacologica.

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